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Paragrafo 1 . Dal 1900 al 1914: una crescente tensione internazionale.

     
Agli inizi del Novecento quell'equilibrio che l'Europa aveva raggiunto
a  partire  dagli anni Settanta del secolo precedente, dopo  conflitti
come  le  guerre d'indipendenza italiane, la guerra di Crimea,  quella
fra  Austria  e  Prussia  e  il  conflitto franco-prussiano,  appariva
abbondantemente compromesso. Ai motivi di contrasto ancora persistenti
si  erano  infatti  aggiunte  nuove cause di  tensione,  originate  da
fattori di ordine sia politico che economico e culturale.
     La  seconda  rivoluzione industriale aveva determinato importanti
trasformazioni nei rapporti politici e sociali all'interno degli stati
e nelle relazioni internazionali.
     Il   processo  di  concentrazione  imprenditoriale,  legato  allo
sviluppo  della  tecnologia, alla necessit di elevati investimenti  e
all'acutizzarsi  della concorrenza, aveva portato alla  formazione  di
grandi   gruppi  economici,  capaci  di  esercitare  un   forte   peso
politico.         Contemporaneamente,         con         l'estendersi
dell'industrializzazione, erano cresciuti i movimenti  di  massa  che,
oltre   ad   avanzare   rivendicazioni   salariali,   chiedevano   una
democratizzazione  dei sistemi politici, entrando  inevitabilmente  in
conflitto con le classi dominanti.
     L'incremento  della produzione e l'accentuarsi della competizione
avevano  indotto  i  governi degli stati europei,  spinti  dai  gruppi
economici   pi   potenti,  ad  adottare  una   politica   commerciale
protezionistica e ad accelerare l'espansione coloniale.
     Colonialismo,  imperialismo e competizione  internazionale  erano
accompagnati e sostenuti dalla sempre pi penetrante diffusione  della
cultura  nazionalista. Questa si presentava come un ambiguo  complesso
di   idee   -  mito  della  potenza  e  della  superiorit  nazionali,
giustificazione  razzista  dell'espansione  coloniale,  richiamo  alla
difesa   del  "sacro  suolo"  della  patria  -,  capaci  di  suscitare
coinvolgenti    emozioni   collettive.   La    tradizionale    cultura
liberaldemocratica,   ormai   in   fase   di   decadenza,   e   quella
internazionalista e pacifista del
     
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     movimento  operaio  e  socialista, che poggiava  su  basi  ancora
fragili, non erano in grado di esercitare un'efficace opposizione.  Il
nazionalismo riusciva cos ad aggregare non solo le classi borghesi ma
anche  quelle  popolari, assumendo le caratteristiche di ideologia  di
massa.
     In  presenza  di tale clima culturale, vecchi e nuovi antagonismi
politici  e  crescenti  rivalit  economiche  avevano  determinato  un
progressivo inasprimento delle relazioni internazionali.
     L'ostilit  franco-tedesca si era acuita  dopo  che  la  Francia,
sconfitta  dalla  Prussia  nel  1870, era  stata  costretta  a  cedere
l'Alsazia e la Lorena e a subire altre pesanti imposizioni.
     Nei  Balcani,  le contrapposte mire espansionistiche  dell'impero
austro-ungarico  e  della Russia si intrecciavano con  le  aspirazioni
all'indipendenza  delle nazionalit slave e con i  contrasti  fra  gli
stati balcanici, provocati dalle rivendicazioni territoriali dei  vari
gruppi etnici.
     La  questione  delle  terre  irredente che  contrapponeva  ancora
l'Italia  e  l'Austria  riguardava un'area pi  circoscritta,  ma  era
ugualmente causa di instabilit.
     Uno  dei  principali fattori destabilizzanti era stato  la  nuova
politica  estera  attuata dalla Germania dopo  l'ascesa  al  trono  di
Guglielmo   secondo   (1888-1918).  Realizzato  un   rapido   sviluppo
economico,  infatti,  l'imperatore,  sostenuto  dai  gruppi  economici
dominanti  e  dalla crescente diffusione dell'ideologia pangermanista,
aveva  mirato  a  fare  della  Germania lo stato  egemone  dell'Europa
centrale  e ad affermarne la potenza a livello mondiale. Le  ambizioni
egemoniche sull'Europa, accompagnate dalla penetrazione commerciale  e
finanziaria   nell'area  sud-orientale,  mettevano  la   Germania   in
contrasto  con  la  Russia.  Le aspirazioni colonialistiche,  peraltro
difficili  da  realizzare dato che la spartizione  del  mondo  fra  le
maggiori   potenze  era  gi  avvenuta,  si  erano  tradotte   in   un
potenziamento   della  flotta  militare,  chiaramente  finalizzato   a
competere con la potenza marittima britannica. La conseguente rivalit
anglo-tedesca  aveva  determinato una corsa agli armamenti  navali  da
parte  delle  due  potenze, entrambe decise a  rafforzare  la  propria
presenza sul mare anche a rischio di scatenare un conflitto.
     Vecchi  e nuovi contrasti avevano avuto significative conseguenze
sul piano diplomatico, fino a determinare la formazione di due sistemi
di  alleanze  contrapposti: Germania, Italia ed Austria,  unite  nella
Triplice  alleanza;  Francia,  Inghilterra  e  Russia,  legate   dalla
Triplice intesa.
     Fin  dai  primi  anni  del  Novecento  scontri  circoscritti,  ma
rivelatori  di  una  latente  e  pi  estesa  conflittualit,  avevano
pericolosamente scosso le relazioni internazionali.
     Nel  1905  e  nel  1911  la Germania aveva avanzato  pretese  sul
Marocco,  sottoposto all'influenza francese. In  entrambi  i  casi  la
contesa era arrivata vicino allo scontro armato, ma si era poi risolta
per  via  diplomatica  con  la vittoria della  Francia,  fiancheggiata
dall'Inghilterra.
     Nel  1908  l'Austria, sostenuta dalla Germania,  aveva  decretato
l'annessione della Bosnia e dell'Erzegovina, alimentando i  sentimenti
antiaustriaci della Serbia, che vedeva frustrata la sua aspirazione ad
uno   sbocco  al  mare,  e  aggravando  la  tensione  con  la  Russia,
preoccupata per l'espansione austriaca nei Balcani.
     Causa  di  instabilit  nella stessa area  era  stata  quindi  la
guerra condotta
     
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     fra  il  1911  e  il 1912 dall'Italia contro la  Turchia  per  la
conquista della Libia.
     Nel  1912 Montenegro, Grecia, Serbia e Bulgaria avevano attaccato
la Turchia, contemporaneamente impegnata nella guerra contro l'Italia,
strappandole quasi tutti i territori europei. Tra i vincitori era  poi
insorto  uno  scontro per la spartizione delle terre  conquistate,  al
termine  del  quale  la Bulgaria, battuta dai greci,  dai  serbi,  dai
rumeni e dai turchi, aveva subito notevoli mutilazioni territoriali.
     Nel  frattempo,  l'acutizzarsi della tensione internazionale,  il
diffondersi  del nazionalismo militarista e la pressione  dei  potenti
gruppi  industriali, avevano spinto gli stati europei al rafforzamento
del   proprio  potenziale  bellico:  Germania  e  Inghilterra  avevano
intensificato  il  potenziamento delle loro flotte, la  Francia  aveva
portato  da due a tre anni la durata del servizio militare, Austria  e
Italia  avevano triplicato i fondi destinati alle spese  militari,  la
Russia  si  era impegnata nella costruzione di ferrovie  con  finalit
strategiche.
     La   guerra  dunque  era  ormai  un  evento  previsto,  da  molti
considerato inevitabile e addirittura auspicabile. In questo clima  si
verific,  nuovamente  nell'area pi a rischio, quella  balcanica,  un
incidente  che  questa  volta  non rest  circoscritto,  ma  attiv  i
meccanismi gi predisposti dalla fitta rete di trattati diplomatici  e
patti  militari e dalla corsa agli armamenti, originando un  conflitto
di dimensioni mondiali.
